domenica, dicembre 17, 2006

Prodi scelga: "FASE 2" O "FASE FINALE"

Dopo l'approvazione di questa "mirabile" Finanziaria, e dopo l'eco di sondaggi assolutamente catastrofici per il governo del professor Prodi, in tanti nella maggioranza spingono per una nuova "fase"; più precisamente DS e Margherita chiedono di invertire la rotta. Spaventati dal "vento che tira" e sicuramente impressionati dalla mole della manifestazione della CdL del 2 dicembre (che sarà stata pure demagogica ma pur sempre un grandissimo successo berlusconiano nonostante la scelta dell'Udc di non parteciparvi), i partiti della sinistra moderata reclamano. Consci della deriva radicale imposta a questo governo dalla frangia antagonista (che rappresenta il 13% circa degli italiani) e dai sindacati (in testa la CGIL), chi oggi chiede la "fase due" con le parole di Fassino o "qualsiasi nome, chiamiamola Topolino" come afferma Rutelli nella trasmissione di Vespa, sente che la terra sta franando pericolosamente. E pur di non farsi inghiottire dalle sabbie mobili del dissenso, ora si chiedono riforme e liberalizzazioni. Le risposte ottenute dal premier e dai settori antagonisti sono di assoluta chiusura: "Non parliamo di cambiamenti di direzione. Questa è una tappa, qui c'è un cammino che deve essere proseguito'' dice Prodi, oppure "a gennaio non ci sarà nessuna fase due, ma solo il programma con le sue priorità" come affermano esponenti della sinistra radicale. Si apre una fase delicata, ancora più instabile di quella pre-finanziaria: con i centristi che dialogano, con l'ala del cattolicesimo moderato sempre più ostile sui Pacs, con la politica estera che mostra segnali di inquietudine (Libano con Siniora sempre più debole, missione afghana da rifinanziare, Palestina in fiamme dopo l'annuncio di Abu Mazen sulle elezioni anticipate e tanto altro) e con i primi segnali di guerra di un pezzo importante del progressismo italiano contro chi dovrebbe rappresentarli (De Benedetti e Benetton sono letteralmente infuriati per il trattamento ricevuto con Alitalia e Abertis) con un centrodestra che senza far nulla "gonfia il proprio consenso". Insomma, Prodi pensa di essere più forte, la realtà è che da oggi qualcuno (soprattutto a sinistra) sta già pensando al futuro; e non sarà così lontano...

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