martedì, gennaio 02, 2007

Le Corti in fuga

Con la presa di Chisimaio, l'ultima grande Città somala in mano alle Corti islamiche dopo la rovinosa fuga da Mogadiscio, le forze del governo di transizione somalo appoggiate dall'esercito etiope hanno riconquistato la sovranità sulla quasi totalità del territorio nazionale. Non è quindi riuscito il tentativo del terrorismo internazionale islamista di circondare l'Etiopia, già gravemente minacciata dal regime Sudanese (protagonista del "dimenticato" olocausto del Darfur) e dall'aggressiva Eritrea. L'intervento del governo di Addis Abeba è stato risolutore per la riaffermazione del governo di transizione somalo e, più in generale, per l'allontanamento di una minaccia islamista nell'intero Corno d'Africa che, indebolendo e minacciando il governo etiopico, avrebbe poi sicuramente mirato all'espansione in Kenia (dove già è attiva una cellula legata ad Al Qaeda protagonista di attentati di matrice terroristica) e nell'intero territorio africano sud-orientale (Tanzania, Madagascar e Mozambico). La prova dell'interesse strategico islamista alla regione è stata la presenza sui campi di battaglia somali, tra le forze delle Corti, di miliziani provenienti da Cecenia, Pakistan, Afghanistan oltre ad un numero consistente di infiltrati eritrei. Ad ora, la maggiore preoccupazione del governo legittimo somalo e dei suoi alleati (comprese le forze statunitensi che da mesi monitorano la situazione da una base militare in territorio keniota), è quella di catturare i leader delle Corti e dimostrare ulteriormente agli organismi internazionali la pericolosità della minaccia sventata consistente nella ricordata alleanza delle stesse Corti con le strutture militari di Al Qaeda. Tra i ricercati Hassan Turki considerato il capo del movimento jihadista in Somalia ed in diretto collegamento con le strutture qaediste e Abu Talah Al Sudani considerato il tesoriere delle Corti (che nelle ultime ore precedenti la presa di Chisimaio era segnalato a Khartoum in cerca di finanziamenti da parte del governo sudanese). A tal proposito, è in vigore un blocco navale per evitare che i ricercati fuggano via mare e la chiusura delle pur permeabili frontiere keniote da parte delle forze di sicurezza di Nairobi. Ora si profila l'invio di una missione di pace patrocinata dall'IGAD (organismo regionale del Corno d'Africa) ed il conseguente ritiro delle forze etiopi dal territorio somalo. Pericolo sventato, ma solo per il diretto interessamento alla vicenda di un governo confinante e non, come al solito, per l'intervento delle organizzazioni internazionali che in questa vicenda hanno taciuto colpevolmente. Il tentativo di jihad globale questa volta è stato respinto, ma l'impreparazione e l'inadeguatezza delle strutture multilaterali sono assolutamente imbarazzanti. A riprova che in alcune situazioni, il tanto decantato "multilateralismo" non risponde alla necessaria prontezza che in queste situazioni bisognerebbe avere; se non si riesce a difendere nemmeno una struttura governativa sotto la propria egida...

6 commenti:

Anonimo ha detto...

leggendo il tuo blog ho capito solo una cosa...cosa??? ke sei un fascista come tutti quelli del tuo partito(AN)...a canosa avete fatto schifato e speriamo che vince la sinistra alle prossime elezioni nell'aprile 2007. w prodi

Francesco Princigalli ha detto...

A parte la “perfetta” padronanza della lingua italiana, non c’è mai una parvenza di idea nei “messaggi” anonimi che leggo; chissà come mai…

Monica ha detto...

Al crollo militare delle oasi islamiche si associano i duri scontri fra soldati etiopi e popolazione, specie a Mogadiscio dove sarebbero nascosti migliaia di integralisti.
Credo anche io, come te, che la situazione sia stata, ed è, sottovalutata dai governi europei.
D'altronde mentre li si moriva, D'Alema era in Sudamerica...

Ciao

Francesco Princigalli ha detto...

Purtroppo le guerre degli anni precedenti tra le due nazioni e il grado di infiltrazione nella popolazione somala da parte delle corti è risaputa; mi pongo ora un altro problema: con la partenza degli etiopi, chi terrà sotto controllo una situazione ancora precaria? Le truppe dell'Unione africana? O la deterrenza statunitense? Non parliamo poi di D'Alema; se l'Italia sino ad oggi possedeva uno straccio di influenza politica nel Corno d'Africa, con le dichiarazioni di preoccupazione sull'intervento etiopico e con la condanna del bombardamento USA su postazioni delle Corti, ha detto definitivamente addio ad un ruolo significativo in quella parte di mondo. Ora mi aspetto i "peana" dei paci-finti...A presto

Salo ha detto...

Ciao! Voglio farti i complimenti per il sito e per il post: c'è bisogno di voci liberalconservatrici come la tua.
Su Dalema, ormai i suoi danni non si contano più, dalle dichiarazioni proatomica in Iran alle passeggiate a braccetto di terroristi Hezbollah...sta disintegrando la nostra credibilità internazionale.

Francesco Princigalli ha detto...

Grazie Salo x i complimenti; la nostra ispirazione però non deve limitarsi ad un blog, ma attraverso un azione di divulgazione politica nelle strade, tra gli amici,anche impegnandosi attivamente...insomma ovunque. Verrò a trovarti presto!